Editoriale

Parlando con un amico che è un affidabile economista mi ha fatto riflettere su un fatto interessante. Quando più o meno ambiguamente si parla dei soldi che l’Europa spende per i suoi contribuenti, cioè dei fondi dell’Unione Europea, quelli tanto rapidamente definiti “fondi UE” l’opinione stereotipica e forse male informata allude subito è molto negativa.

Infatti molto spesso allude a destinazioni che la mia fonte così ha definito: “di comodo in qualche carrozzone parastatale, alle già pingui e capienti tasche di potenti del luogo o della pluricitata mafia italica”. In realtà è evidente che si tratta molto spesso di una visione distorta, per quanto molto possa essere fatto in materia di controllo e di selezione dei fondi elargiti.

Molto spesso però non è difficile osservare come i fondi confluiscano in progetti reali, concreti, di comprovata utilità e molto utili per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.  Oltrepassando gli stereotipi da bar virtuale o da forum cospirazionista, una semplice ricerca online evidenzia infatti come sono stati approvati almeno 2070 progetti negli anni dal 2010 al 2020 in varie parti d’Europa, progetti diversificati e resi concreti proprio dalla presenza di questi fondi.

Nelle settimane precedenti, sulle pagine di questa rubrica abbiamo accumulato diversi esempi. Vediamo un altro molto interessante che stavolta arriva dall’estero, per la precisione dal Portogallo.

Coimbra, L’incubatore per le imprese “science-based”

Se ci si reca nella graziosamente costruita Coimbra, cittadina vicino alla costa che non  raggiunge i 150.000 abitanti e sede del più importante e antico centro universitario in Portogallo (1290) si scopre che numerose start up che si generano ogni anno dalle aule del sapere, faticavano comprensibilmente  a trovare un interfaccia nel mondo lavorativo.

Troppa teoria, troppi ideali giovanili ambiziosi ma drammaticamente inadeguati allo stress test delle realtà aziendali. Ecco che il progetto europeo di incubatore e post-incubatore di piccole ma promettenti start up ad alta crescita prende vita rappresentando un elemento di grande innovazione.

Più precisamente, tutto inizia circa 26 anni fa con la creazione del Pedro Nunes Institute. All’epoca però si trattava solo una dichiarazione di intenti senza particolare incisività che gradualmente, grazie ai fondi europei lungo il corso dei decenni si è confermato come il principale hub tecnologico e sviluppatore di business basati sulla scienza.

Esempi di eccellenza

Qualche esempio di aziende tecnologiche di successo legate all’IPN sono la software house Critical Software, l’azienda di ingegneria elettronica Active Space Technologies e l’azienda Crioestaminal. Quest’ultima, fondata nel 2003, è divenuta la prima banca del sangue e di cordoni ombelicali in Europa con decine di migliaia di campioni criopreservati.

Il plesso di Coimbra finanziato massivamente dalla UE annovera al suo interno il Fitolab, laboratorio di Fitopatologia che analizza e monitora le conseguenze dei pesticidi e di malattie delle piante sull’orticoltura, sulla produzione di frutta e sulle foreste e il già citato Business Incubator, dove centinaia di piccole aziende vengono supportate per la transizione da mere realtà di ricerca ad entità profittevoli in grado di competere sul mercato europeo e mondiale.

Tra i vari riconoscimenti L’Istituto Pedro Nunez ha vinto nel 2010 il primo premio nella classifica mondiale per miglior Incubatore Scientifico e si è ancora confermato leader negli anni successivi fino ad oggi. Che dire quindi? E’ chiaro che parliamo di esempi lampanti di come i fondi dell’UE possano essere ben utilizzati ma l’universo di questi fondi è fatto di tantissime piccole storie di grande successo e di piccole affermazioni che hanno portato significavate migliorie al tessuto sociale, produttivo ed economico di molte persone.

Di Davide Bagnoli

Giornalista iscritto all'Albo dell'Emilia Romagna, collabora con varie testate ed è autore di due libri

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