La Corte europea dei Diritti dell’uomo

La Corte europea dei Diritti dell’uomo è stata istituita nel 1959 e può essere anche indicata con la sigla “CEDU”. Questa si può usare anche per indicare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, creata nel 1950, ma con caratteristiche diverse dalla Corte. Questa ha sede a Strasburgo e si tratta di un’autorità che non dipende dall’Unione europea, ma agisce direttamente a favore dell’intero continente europeo, ovviamente anche per i Paesi che fanno parte dell’Ue.

La Corte europea dei Diritti dell’uomo: le sue caratteristiche principali e i suoi obiettivi più importanti 

La Corte europea dei Diritti dell’uomo può essere indicata come un organo che fa parte del Consiglio d’Europa dall’anno 1988. Il suo scopo principale è quello di intervenire quando ci sono dei ricorsi e risolvere la situazione. Tali ricorsi possono essere presentanti dagli Stati che fanno parte della Convenzione dei diritti dell’uomo oppure anche da cittadini europei.

Tra l’altro queste azioni riguardano casi di violazione dei diritti umani. Di conseguenza, quando avvengono situazioni del genere, è possibile presentare la problematica alla Corte in questione. L’importante è non confondere quest’ultima con la Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Oltre a questo, i diritti dell’uomo che la Corte europea difende e di cui promuove l’importanza sono quello alla vita, quello relativo al rispetto della libertà di espressione, quello del giusto ed equo processo, il diritto alla libertà di pensiero, alla libertà di culto, ma non solo.

A questi si aggiungono anche il diritto alla proprietà e quello della sfera privata. La Corte europea però si occupa anche di vietare la tortura o qualsiasi forma di schiavitù o qualsiasi ricorso a trattamenti volti a degradare una persona o un gruppo di persone. L’organo vieta anche il lavoro forzato, la pena di morte, nonché la detenzione arbitraria e anche l’uso di discriminazioni.

La struttura della Corte europea

Per quanto riguarda la composizione della Corte europea dei Diritti dell’uomo, questa è composta da un numero di giudici che equivale al totale di quelli che sono presenti nella CEDU e attualmente sono 47. Per la precisione, eleggerli spetta all’Assemblea parlamentare che fa parte del Consiglio d’Europa. Prima di provvedere all’elezione, si formano liste con un numero massimo di tre candidati. Tali liste vengono fornite dai vari Paesi membri del Consiglio d’Europa.

Da aggiungere poi il fatto che proprio i giudici eleggono il Presidente della Corte e anche due figure con il ruolo di vicepresidenti. Questi esperti possono rimanere in carica per un periodo massimo di tre anni e il loro incarico può essere rinnovato.

Oltre a questo poi la Corte si divide in cinque parti, che possono essere indicate con il nome di “sezioni”. Queste si compongono ulteriormente di comitati, all’interno dei quali ci sono tre giudici e tutti hanno come compito principale quello di analizzare con attenzione tutti i casi che vengono inviati alla Corte. Per la precisione, i comitati possono durare per un periodo massimo di 12 mesi.

Esiste però anche una figura molto particolare all’interno della Corte europea dei Diritti dell’uomo, che consiste in un giudice “unico”, le cui decisioni sono definitive. Queste possono anche annullare del tutto un ricorso, quando la ragione per cui è stato presentato, non ha valore o comunque è irrisoria o non dimostrabile.

La sua procedura decisionale mira a rendere il più snello possibile il processo amministrativo, in modo da velocizzarlo, così da poter esaminare diversi casi. Anni fa invece ogni caso di ricorso doveva essere sempre e solo affidato ai tre giudici, mentre ora quello “unico” permette di eliminare quei casi che non meritano di essere analizzati. Ogni ricorso quindi prima deve passare attraverso il giudizio di questo giudice e solo se quest’ultimo sostiene che non sia necessario eliminare il ricorso, allora lo invia al comitato, dove poi gli altri giudici possono esaminare il tutto nei minimi dettagli.

Il funzionamento della Corte

La Corte europea dei Diritti dell’uomo come prima cosa deve valutare la veridicità dei ricorsi. Prima infatti deve analizzare questi ultimi e poi deve suddividerli tutti, in base a quelli presentati dagli Stati e quelli presentati dai singoli cittadini.

Una volta che poi si procede con un’analisi più approfondita, ecco che inizia a delineare anche la soluzione. La Corte in questione oggi è molto attiva, anche se non è sempre stato così.

Le cose infatti sono cambiate dal 1988, in quanto prima di questa data, l’organo doveva occuparsi solo di ricorsi che provenivano dai singoli Stati. Dopo quell’anno però è stato concesso alla Corte europea dei Diritti dell’uomo anche la possibilità di analizzare i ricorsi presentati dai cittadini. Dopo l’arrivo di questo nuovo compito, vi è stata una richiesta numerosa di contatti. Non terminano qui però le caratteristiche della Corte europea dei Diritti dell’uomo, in quanto occorre fare delle precisazioni riguardo il suo rapporto con l’Unione europea.

Il rapporto della Corte europea con l’Ue

Come accennato, la Corte di Giustizia dell’Unione europea non deve essere minimamente confusa con la Corte europea dei Diritti dell’uomo. Nonostante questo, non significa che i due organi non abbiano rapporti tra loro.

Prima di tutto, proprio perché i due organi non dipendono minimamente l’uno dall’altro, le loro sentenze potrebbero essere in contraddizione tra di loro. Per evitare però che si verifichi una cosa del genere, la CGUE, ovvero la Corte di Giustizia dell’Ue deve riferirsi anche alle decisioni della Corte europea, prima di prendere le sue. Oltre a questo, un altro riferimento a cui deve attenersi è quello relativo alla Convezione dei diritti dell’uomo. Come si è visto, l’organo in questione presenta una struttura ben precisa e anche degli scopi ben delineati, volti soprattutto a migliorare le situazioni problematiche e le controversie che possono essere presentate da cittadini europeai che vedono che i loro diritti umani vengono violati, ma presentate anche direttamente da alcuni Stati.

Anche il processo di analisi dei ricorsi è molto preciso, in quanto viene analizzato ogni singolo dettaglio, per capire se si tratti di una questione facilmente risolvibile, di una che deve essere annullata perché non ha nemmeno prove, oppure anche di una più seria che merita maggiore attenzione.

 

di Giada Fiordaliso

 

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