Quello di cui vogliamo parlarvi oggi è un altro interessante progetto realizzato grazie ai fondi dell’Ue e prende in nome di Reakt System. Ma per farlo nel modo giusto, e provare a trasmettere l’importanza che un simile progetto può assumere, proviamo a fare un passo indietro, tornando con la mente ad un episodio purtroppo tristemente noto.

Un passo nella memoria italiana

Italia, 6 aprile del 2009, 3 e 32 della mattina; l’intera città dell’Aquila, nel Meridione, si sveglia di soprassalto per il rombo finale che termina la serie di scosse meno potenti dello stesso sciame sismico. Il risultato purtroppo è arcinoto e rappresenta una ferita ancora aperta nel cuore del Paese:

  • 309 morti;
  • 1.600 feriti;
  • 80.000 sfollati;
  • quasi 10 miliardi di euro di danni inizialmente stimati.

La stima qualche anno dopo verrà poi ritoccata al rialzo, fino a raggiungere quella di 17 miliardi di euro. Ma purtroppo questo è soltanto uno dei tanti episodi che potremmo citare. Ricordiamone altri due. Italia, 20 maggio del 2012, 4 del mattino; scosse in rapida sequenza , a distanza di pochi secondi l’una dall’altra; epicentro Finale Emilia, nel nord Italia. 27 vittime, danni per decine di miliardi.

Italia, 24 agosto 2016; 03:36:32; una prepotente scossa che ha come epicentro alcune città del Centro del Paese nella regione collinare dell’Umbria; 299 morti, danni per decine di miliardi, edifici storici distrutti e chiese rase al suolo.

Questi sono solo gli ultimi terremoti del decennio ma i siti di sismologia storica ne riportano almeno un altro centinaio. Tutti in Italia. Per fortuna non tutti così catastrofici, anzi la maggior parte di questi viene registrata senza fare alcun danno.

Un problema annoso

Il Belpaese è un lembo di terra ad alta densità di popolazione e contraddistinto dall’elevato rischio sismico, soprattutto in alcune zone, come il sud o il centro della nazione e lungo tutta la dorsale appenninica. Il rischio si cumula col fatto che una parte consistente della popolazione, soprattutto quella anziana, risiede in edifici costruiti secoli prima che non rispondono alle nuove norme per le costruzioni antisismiche.

Anche piccole scosse od un modesto sciame sismico rischierebbe spesso di renderli un mucchio di macerie. Un tempo breve come anche solo dieci secondi di manovra per la gestione dei terremoti può fare la differenza. In questo fa scuola il Giappone, dove un sistema di early-warning era già presente nel 2011. In questo modo pochi secondi dopo il terremoto di Fukushima anche i treni proiettile, i più veloci al mondo, smisero la loro corsa, evitando altri possibili e più ingenti danni.

Il progetto Reakt

Tornando all’UE, lo scopo del progetto Reakt è stato quello di creare un sistema simile a quello orientale da utilizzare per gli stati più colpiti da fenomeni sismologici, come Italia, Grecia e le regioni attorno al Mar Nero. L’Unione Europea ha finanziato il progetto nel corso degli anni 2011 – 2014 con sette milioni di euro.

Il progetto è stato diviso in sette “pacchetti di lavoro” elementi di un’unica sequenza logica, per costruire sismografi ad alta sensibilità e realizzare un sistema di avvertimento anticipato. Questo è stato poi unito a schemi variabili di comportamento da utilizzare a fronte dell’enorme mole di big data raccolti su:

  • vulnerabilità della popolazione;
  • stato degli edifici;
  • casi di studio “pratico” relativi ai più recenti terremoti.

Ogni sismologo che si rispetti sa bene che al momento non si possono prevedere i terremoti e chiunque affermi il contrario è un ciarlatano (o uno sciacallo). L’approccio multidisciplinare dell’UE traccia la rotta da seguire. Dal momento che unisce sismologia, modelli probabilistici e big data raccolti in tempo reale. Con la speranza che tutto questo possa ridurre rischi, danni e tassi di mortalità. Il progetto Reakt System è già in uso nei principali paesi dell’Europa Meridionale.

Grazie all’Ue che sta provando a realizzare qualcosa di importante anche in questo ambito così doloroso per la storia d’Italia.

 

Di Davide Bagnoli

Giornalista iscritto all'Albo dell'Emilia Romagna, collabora con varie testate ed è autore di due libri

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