Brexit

Il 23 giugno 2016 gli abitanti del Regno Unito hanno deciso di votare a favore della Brexit. Dopo mesi di negoziati, quindi, l’Unione Europea e il Regno Unito hanno raggiunto un accordo sulle condizioni della futura cooperazione. Un accordo che riguarda non solo gli scambi di merci e servizi, ma anche molti altri settori. Tra questi si annoverano investimenti, concorrenza, aiuti di Stato. Ma non solo, trasparenza fiscale, trasporti aerei e stradali, energia e sostenibilità, ma anche pesca, protezione dei dati e coordinamento in materia di sicurezza sociale. In tale ambito, pertanto, interesserà sapere che a partire dal 1° gennaio 2022 sono entrate in vigore le nuove regole per import/export UE.

Brexit, nuove regole per attività di import ed export UE

Le nuove regole dovevano entrare in vigore il primo gennaio del 2021. A causa del Covid, però, sono state sospese un anno  e per questo motivo sono entrate ufficialmente in vigore a partire dal 1° gennaio 2022. Si tratta, in pratica, delle nuove norme sul traffico di beni tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna, così come previsto dall’accordo sulla Brexit. Al fine di fornire ulteriori delucidazioni in merito, l’Unione Europea ha deciso di prevedere una serie di pubblicazioni informative molto dettagliate su quel che riguarda tasse, accise e IVA.

Delle novità che non possono passare di certo inosservate, con le piccole imprese che temono di ritrovarsi a dover fare i conti con delle ripercussioni negative. In particolar modo si teme che per via della lunga burocrazia si finisca per scoraggiare le attività di import ed export, in particolar modo per quel che riguarda le specialità gastronomiche.

Le parole di James Sibley sull’impatto delle nuove regole

Sull’argomento è intervenuto il responsabile per gli Affari Internazionali della Federation of Small Businesses, James Sibley. Quest’ultimo infatti ha spiegato al Guardian, così come riportato da Rai News, come i commercianti si ritrovino a dover fare i conti con tutta una serie di difficoltà. Basti pensare che in base alle nuove regole in vigore dal nuovo anno, le aziende devono provvedere a denunciare alle dogane cosa e da dove viene spedito dall’Unione Europea al Regno Unito e viceversa. Ma non solo, gli esportatori europei dovranno acquisire un numero di identificazione e inoltrarlo agli importatori britannici. Quest’ultimi dovranno quindi provvedere a raccogliere altri dati e notificarli alle autorità. Nel caso in cui si registrino degli errori, ecco che i beni possono essere sequestrati, confiscati o rispediti al mittente.

L’esempio classico è il negozio di gastronomia che importa, per esempio, chorizo dalla Spagna o parmigiano dall’Italia: per loro il pensiero di doversi registrare in questi sistemi è sconfortante e la procedura è dispendiosa, quindi c’è molta preoccupazione. Abbiamo percepito molta apprensione da queste piccole imprese direttamente coinvolte“, ha quindi sottolineato James Sibley. Ma non solo, sempre il  responsabile per gli Affari Internazionali della Federation of Small Businesses ha spiegato che da luglio inizieranno “ispezioni fisiche dei beni ai valichi di frontiera nel Regno Unito, e ciò potrebbe condurre a nuovi ritardi“. Una situazione che, come sottolineato dalla Federation of Small Businesses, finirà per avere delle conseguenze in particolar modo sulle piccole imprese, soprattutto per via della burocrazia.

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