Ue

Il telelavoro è molto diffuso per diverse categorie di lavoratori e in diversi Stati dell’Unione europea. Già durante gennaio del 2021, il Parlamento europeo ha proposto importanti novità legislative, in quanto ha cercato di introdurre il “diritto alla disconnessione”. Questo si compone di diversi punti, oggi importantissimi per i lavoratori che svolgono i loro turni di lavoro da remoto.

 

Telelavoro: quali sono le proposte dell’Unione europea

 

Il telelavoro, chiamato anche “smartworking”, ha profondamente modificato alcune abitudini di alcune categorie di lavoratori. Tra queste, il fatto di essere sempre reperibili, praticamene h24. Ciò vuol dire rispondere puntualmente ai datori di lavoro, a domande di altri colleghi, controllando il proprio smartphone o la posta elettronica ripetutamente, anche fuori dal proprio orario di lavoro.

È proprio su questo punto che l’Unione europea ha deciso di intervenire, sottolineando la necessità di stabilire il diritto, per chi lavora, di evitare di rispondere anche quando non si è in orario di lavoro.

Senza dubbio gli strumenti digitali sono molto utili e hanno permesso appunto di trasformare l’ambito lavorativo, permettendo a tante persone di lavorare da remoto. In questo modo, è stato più semplice evitare il rischio di contagi in determinati periodi dell’anno o quando il soggetto doveva rimanere in quarantena. Nonostante questo, il Parlamento europeo ha voluto sottolineare la necessità di “disconnettersi” dal lavoro, quando appunto il turno termina.

Il punto è che stando alle statistiche presentate da esperti, sembrerebbe che circa il 27% dei cittadini europei abbia lavorato durante il tempo libero, mentre era in modalità smartworking. Ciò significa che con i dispositivi digitali diventa sempre più difficile scindere l’ambito lavorativo dalla sfera privata.

Ciò, secondo il Parlamento europeo, potrebbe contribuire a rendere la persona più stressata, ma potrebbe persino causare dei problemi di salute. Per questo, l’Ue è intervenuta.

 

Le proposte del Parlamento europeo

 

Ora in Italia esiste una vera e propria legge che indica il diritto all’irreperibilità fuori dal proprio orario di lavoro. Il Parlamento europeo infatti è riuscito a modificare la normativa vigente e infatti ha già richiesto, precisamente già il 21 gennaio 2021, alla Commissione europeo di fare una proposta di legge che possa far disconnettere i lavoratori, una volta finito il turno di lavoro.

Ciò ha implicato anche la necessità di stabilire dei limiti per il lavoro da remoto, in modo che venisse sempre rispettato anche il tempo per il riposo. Secondo la legge attuale infatti chi lavora può farlo per un massimo di 48 ore settimanali e vi dovrebbero essere almeno 11 ore di riposto consecutive al giorno. In più ci deve essere anche un minimo di 4 settimane di ferie ogni anno e puntualmente retribuite.

In più il Parlamento europeo ha anche posto un altro problema: chi lavora da remoto e sfrutta il suo tempo libero per svolgere ore in più di lavoro, rischia non solo di avere conseguenze negative sulla salute, ma anche di avere straordinari non pagati.

Per questo, l’Unione europea mira anche a muoversi sotto questo punto di vista.

Si vuole tra l’altro dare la possibilità ai lavoratori di reclamare per le possibili violazioni del diritto di disconnessione, in modo da evitare anche che ricevano richieste di lavoro durante orari non consoni. Grazie alla trasformazione in legge avvenuta per ora anche in Francia e Belgio, il diritto alla disconnessione si sta diffondendo tra i vari paesi dell’Unione europea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.