Sure, acronimo di Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency, è uno strumento europeo di sostegno temporaneo volto ad attenuare i rischi di disoccupazione conseguenti l’impatto dell’emergenza coronavirus sull’economia. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo in cosa consiste il programma europeo per la cassa integrazione.

Sure, cos’è la nuova misura di emergenza UE

Oltre al Recovery Fund, l‘Unione europea ha predisposto tre strumenti finanziari volti a fronteggiare la crisi conseguente l’impatto dell’emergenza coronavirus sull’economia. Si tratta del MES, dei prestiti della Banca centrale BEI e, appunto, del programma SURE. Si tratta in pratica di prestiti agevolati, grazie ai quali poter coprire i costi degli ammortizzatori sociali per il lavoro dipendente e altre misure analoghe per i lavoratori autonomi. Le risorse finanziarie vengono raccolte attraverso prestiti sul mercato, a loro volta ottenuti grazie alle garanzie fornite dagli Stati membri.

Lo Sure, strumento di sostegno temporaneo fino al 31 dicembre 2022, è stato pensato con l’intento di tutelare i posti di lavoro che risultano maggiormente colpiti dagli effetti del coronavirus. In totale verrà fornita assistenza finanziaria per il valore di 100 miliardi di euro, sotto forma di prestiti concessi dall’Unione Europea agli stati membri a condizioni favorevoli. I Paesi che beneficiano di tale strumento, infatti, possono far leva sul buon rating di credito dell’Unione Europea e i conseguenti costi bassi di finanziamento. In Italia, ad esempio, i soldi dello Sure verranno utilizzati per coprire misure come la Cassa integrazione per l’emergenza Covid o il bonus da 600 euro per lavoratori autonomi e professionisti.

All’Italia la quota più alta della Cassa integrazione europea

Lo Sure si poggia sul bilancio comunitario e si basa sulle garanzie fornite dagli Stati membri per un totale di 25 miliardi di euro, ovvero il 25% dell’ammontare massimo erogato. L’Italia ha fatto richiesta dei fondi SURE già nel mese di agosto e il 20 ottobre la Commissione Europea ha provveduto con la prima erogazione di 10 miliardi all’Italia, 6 miliardi alla Spagna e 1 miliardo alla Polonia. Al termine delle erogazioni, quindi, l’Italia riceverà un totale di 27,4 miliardi di euro, la Spagna 21,3 miliardi e la Polonia 11,2 miliardi.

Il 20 ottobre, infatti, la Commissione europea ha provveduto alla prima emissione dei prestiti obbligazionari, ottenendo un’ottima risposta da parte del mercato, registrando ordini d’acquisto per un importo record di 233 miliardi di euro. In questo modo Bruxelles ha potuto aumentare l’importo dei due bond, inizialmente fissato a 15, a 17 miliardi totali: 10 per la tranche di bond a dieci anni, 7 per quella a 20 anni.

Nono vi sono somme prestabilite, con l’Italia che, ricordiamo, è il Paese con la quota maggiore. Tale misura non è stata richiesta, almeno per il momento, da Germania, Francia, Austria e paesi Scandinavi. Il motivo è facile da individuare, dato che tutti questi Paesi presentano uno spread molto più basso dell’Italia, riuscendo così ad ottenere prestiti nazionali meno onerosi.

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